POESIA TURCA ISTANBUL

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 UN AMORE AD ISTANBUL

   Ti mostreró una foto
   presa sotto la finestra rossa
   sulla baia. Adesso
   non esiste piú.
  
   Quell'edificio con quella finestra
   fatta a croce
   da un mastro cristiano dei giannizzeri
  
   Ecco! adesso dove sorge quell'edificio
   ero il posto dove un marinaio genovese
   perse la sua amata...
   l'amata formosa, dai larghi fianchi
   nel porto di Venezia.
   Li si sedette a gambe incrociate
   e pianse per lei a calde lacrime.
  
   Ti penso sempre
   in questa stradina di Galata...
   dov'é la casa rossa semidistrutta

5. Dalle atiche case di Istanbul
   che credevo fossero a Ziverbey,
   mentre guardavo le donne
   che dalle grate dell'harem
   mi osservavano
   con acchi stupiti ed innamorati
   pensavo
   eri forse tu sotto altre sembianze?

   Dal trenino dei pendolari
   pende un drappello di bambini senza biglietto
   contadine truccate nei sottopassaggi
   delle stazioni
   e mentre il treno passa
   sguardi da quella casa
   eri forse tu sotto altre sembianze?

6.  Era questa l'Istanbul
    che amavo

    dalla salita di Haci Osman
    alla collina

    Come un amore nascosto
    'Ali ama Ayse' scritto
    su muri di fuoco

    .......
    dove le barche si annientano

    Questa Istanbul
    su una foto firmata
    ''studio de La Rose Noire''
    A Nektar (10)
    nel 1940
    mentre osservo la strada
    il mio amore finisce

7.  Questo amore appartiene a questa terra
    ha un significato profondo,
    é giovane, selvaggio,
    sui marciapiedi stanchi.
    Sul tardi, dal ponte di Galata
    si intravede il Corno d'Oro,
    e si sognano fantastiche bellezze ottomane.
    Nel caffé del mattino a Shishane
    tra ragazze che vanno a scuola,
    gelose del venditore di pane fresco al sesamo,
    amo gustare il 'gevrek' croccante
    ne ho nostalgia

    Ho nostalgia dei tuoi baci
    sul battello per Uskudar
    baci datti davanti ai vagabondi
    di Tophane
    baci dati
    fino a sazietá

    Questo amore appartiene a questa terra
    é filtrato in un alambicco
    sulle stanche tavole dei bistrot...
    ore tarde a Beyoglu
    con Anuska, Ayse, Marika

    Ho nostalgia
    dei tuoi baci sul vaporetto per Uskudar
    di baci datti
    fino a sazietá

8.  12 maggio 1979
    Forse c'era una donna
    forse eri tu
    ti son corso dietro
    ispirazione? non so
    non mi sentivo sconfitto
    nello passione
    Bevemmo il nostro ultimo te
    alla pasticceria Marquis
    eravamo di fronte ma non ti vedevo

    Con una tazzina di caffé in mano
    nel vecchio Park Hotel
    osservammo come veniva demolito
    l'antico Caffé Shark.....
    Ti racconto dell'Istanbul di un tempo
    su foto stanche d'esser troppo baciate
    e delle stradine secondarie di Pera
    testimoni di storie scritte e non scritte.

    Manifesti infuocati
    di giovanni aitanti di Beyoglu
    e di donne holliwoodiane
    popolarissime a Fatih
    Quanto é penetrante, quonto é dolce
    l'aroma intenso delle mandorle fresche
    sparso sulle colline di Beykoz

    Quante passioni
    quante navi che passano
    lungo il porticciolo di Besiktas!
    Istanbul é piena di felicitá
    come per me é felicita l'amarti

9.  Uscirono da Tunnel (11)
    e non guardarono avanti.
    Non videro neanche Narmanli (12)
    ed oltrepassarono assenti
    Fikret Mualla (13)

    Si gustarono un lahmacun (14)
    nel locale Mimosa, che risale al 1933

    incontrarono donne ben truccate
    imbelletate
    e forse perfino con la minigonna

    più in là, tra i rifiuti
    una fisarmonica del 43, forse una Honer

    Giunsero infine a Taksim
    lasciandosi indietro una strada sconnessa

    ''Questi marciapiedi pietrosi e rovinati
    non si possono più riparare''

    Si abbracciavano dappertutto
    uomini disperati del 1988

    Istanbul era in rovina!

10. Ti aspetto a Beyazit
    sotto il grande platano
    e mi sorseggio il té,
    o mi faccio un giro
    nei negozietti di libri di seconda mano
    per cercare una poesia che ti si addica

    Calzolai albanesi
    i mercanti di contrabbando
    in una cittá di oziosi

    Ho tra le mani una rosa
    rossa come le tue labbra
    A Taksim, sotto l'orologio
    tra le cartoline color seppia

    È li che ti aspetto

    tra le prostitute debosciate
    e vecchie
    nella cittá di chi fa sottaceti

    È li che ti aspetto

    al porticciolo di Bebek
    di contro la Moschea
    mi trovo ad interrogare i gabbiani
    sempre presenti

    Ho nostalgia di te

= andante =
    Poi in quella stessa Istanbul
    nel mattino impendente
    con un silenzio eterno
    a Beyoglu
    ci uniamo alle ''danze di Istanbul''
    Le nostre mani si toccano poer la prima volta,
    e ci scambiamo sguardi timidi
    nell'Istanbul che ci avvolge e ci prende.

    Mentre gli artigiani a Shishane
    chiudono gli scuri dei negozi
    al calar della sera
    le passioni entrano nel silenzio e
    si allontanano dal chiasso delle danze.
    Il movimento continua.
    Con chi, veramente?

12. Verrá un giorno un cui
    il grande platano di Arnavutkoy parlerá?

    ''I tassisti di Istanbul sono talmente esperti
    che riescono a guidare sull'acqua,
    Pachas e vecchi vizir conoscevano bene
    il gusto dello sgombro alla griglia con il raki''

    Poi Markiz comincia ad urlare
    e scuote le mura che nessuno
    uomo era riuscito ad abbatere!

    ''Non ve la prendete! Basta!
    Bruciate, cadete in rovina...
    ma non scrivetelo...
    Senza il Pietrogrado, e il Libano
    e cho veniva da me ed oggi é morto
    non é piú la stessa cosa...


Cüneyt Ayral
(Traduzioni par Francesca Acanfara)

AMAZZONE

Hanno sradicato il sonno dalla mia notte
fossettina dal mio volto: mi sono fermata
agli specchi di giorno in giorno,
ho steso sulle specchiere il portamento
di vetrina in vetrina un delirio,
ho vagato: vicina la fine stagione
pure i manichini erano nudi, completi.

Hanno dato poi il sonno alla mia notte,
m'hanno sradicato dal petto il malvagio
granchio: andando ritornando
incompleta negli specchi nebbiosi, ho sentito
la voce sferzante del Granchio:
"Neslihan ora é un'amozzone".

Enis Batur In Memoriam (1985-1987)

ARS POETICA

S'é detto non sapevano di niente le mie poesie,
che somigliavo a Wallece Stevens, non somigliavo
 a nessuno, caso mai
"la continuazione della Seconda Generazione",
 "La Terza Genarazione, proprio questa"
- S'é detto che era "un groviglio insensato di parole e di segni".
 Se tutto questo sono io, ero io tutto questo. I fogli che ho bruciato,
le cattedre su cui mi sono lanciato e l'ombra con cui ho chiacchierato nella grotta cieca
 in cui mi sono ritirato e riposato, il ragno, alter:
 mi sono ritirato da me o sono ritornato
 in me, nessuno l'ha avvertito: la mano che ho infilato
 nel fuoco, l'orologio da cui non ho staccato l'occhio,
 i giorni diradati in cui ho combattuto con la gente
 mi hanno serroto li dove il suono
 e la parola si scontravano
 Ero giovane, molto giovane- credevo fosse l'ordine la poesia.
 Era pena al mio occhio, purificazione e patria,
 per il mio volto abbandonato era huno specchio che camminava
ogni istante al mio fianco, nella sorgente della notte credevo
 fosse l'acqua pesta che faceva ondeggiare il mio corpo.
Gli anni tracciano un'altra via al sedimento.
Senza dubbio credo anche ora: la mia fiducia
nell'alba, é chiaro, dipende dal sonno profondo
 e scapestrato che mi porto dietro.
 Non é ordine la poesia, non é caos. E' forse
 un punto focale frivolo che attrae il tempo fra due estremita
Forse una trappola sulla soglia di qualche raro suono,
una domanda a sonagli che sta attorcigliata,
sul punto della bile, nella laringe, un groviglio erotico
che esce dal recesso
ogni volta che mi sposta. Non é un ordine
ma attesa, molla, tizzo testardo,
sempre fenice.
Sulla via da cui sono partito per arrivare al diamante
dal carbone non ho dimenticato che ero partito
dal diamante: se é l'incendio che si scrive alla mia fine,
deve arrivare anche il momento in cui ne scrivero.
Sia una scintilla ognuna delle mie lettere,
sorregga ogni mia parola la lingua tagliente -
 un tale fuoco che da un interno buio in fiamme,
dentro di me sanguinando, ho voluto tutti bevessero a sazieta

 

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