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Turchia 1Istanbul

Il viaggio che ci condurrà a scoprire questo mondo sospeso fra oriente ed occidente, inizia il nove di luglio. Partiamo da Trieste e dopo una sosta notturna nei pressi di Ancona, giungiamo a Brindisi dove c'imbarchiamo alla volta della Grecia. 12/7/97 Alle otto del mattino sbarchiamo ad Igoumenitsa, imbocchiamo la strada per Ioanina, e dopo aver superato il passo Katàra, arriviamo alle Meteore. Visitiamo il monastero di Verlaàm, fondato nel 1518. Molto bella la chiesa di Agii Pandes con ricchi e ben conservati affreschi. Interessante il piccolo museo che espone icone, paramenti e manoscritti che vanno dall'undicesimo al sedicesimo secolo. Proseguiamo verso Larissa attraversando la valle di Tembi, incassata fra i contrafforti del monte Ossa e dell'Olimpo, celebre nell'antichità, perché ogni otto anni, una processione che partiva da Delfi, vi si recava a raccogliere il lauro sacro ad apollo. Giungiamo quindi a Platamonas ove sostiamo per la notte. 13/7/97 Proseguiamo il viaggio puntando su Salonicco e quindi Kavàla. A pochi Km da quest'ultima c'è l'antica Filippi, città fondata da Filippo II di Macedonia nel IV secolo a.C. La città divenne celebre per la battaglia che vi fu combattuta fra gli uccisori di Cesare (Bruto e Cassio) ed Ottaviano e Antonio, che segnò la fine della repubblica. Le rovine si estendono ai lati della Via Egnatia, la strada romana che univa la penisola italica a Bisanzio. Sul lato nord della strada c'è il teatro abbastanza ben conservato, le rovine di una basilica del V secolo, ed una cripta detta “prigione di S.Paolo”. Sul lato sud, si può vedere invece il foro, un'altra grande basilica del VI secolo e vicino una palestra del II secolo, a sud della quale ci sono le latrine ancora ben conservate. La sera entriamo nel campeggio di Fanari nei pressi di Lagos. Il campeggio è bello, pulito ed ha una bella spiaggia, perciò decidiamo di fermarci per due notti e riposarci un po'. 15/7/97 Riprendiamo la strada verso la Turchia, e dopo aver superato Alexandropoli, giungiamo finalmente alla frontiera. Alcuni soldati turchi ci salutano e ci indicano dove dirigerci per sbrigare le formalità. Paghiamo ventimila lire italiane quale tassa d'ingresso, e dopo una sfilza di carte e di timbri, ognuno dei quali posto da un funzionario diverso, ci accordano il permesso di passare. Superiamo Ipsala, Tekirdag sul mar di Marmara ed imbocchiamo l'autostrada per Istanbul. Arrivati alla periferia della città, il traffico diventa improvvisamente caotico. Tutti suonano incessantemente il clacson, nessuno rispetta precedenze o semafori. Gli autobus, i dolmus (specie di minibus usati come taxi collettivi) e le automobili, sfrecciano da tutte le parti, e sfiorandosi pericolosamente, sorpassano a sinistra come a destra. Insomma guidare per Istanbul è davvero è un'esperienza scioccante. Poiché non ci sono indicazioni per i campeggi, fermiamo un taxi e chiediamo al conducente di farci strada, e questi ci conduce al camping London. Qui facciamo amicizia con una famiglia di Amalfi, Alfonso ed Antonietta ed i loro quattro figli, che viaggiano con un camper Mirage che avevamo già incrociato sul passo Katàra prima d'arrivare alle Meteore. Per tre giorni giriamo in lungo ed in largo, Istanbul, visitiamo le sue moschee tra le quali la bellissima moschea blu(Sultanhamet), l'antica basilica d'Agya Sofia dove venivano incoronati gl'imperatori bizantini, e la Yerabatan Seray, enorme cisterna sotterranea con centinaia di colonne, per la maggior parte d'ordine corinzio, che alimentava il palazzo imperiale di Costantino. La penombra ed una dolce musica orientale, creano una magica atmosfera. Visitiamo il Topkapi, che un tempo fu la residenza dei sultani ed oggi è uno dei più famosi musei del mondo. Possiamo vedere tesori d'inestimabile valore, come il famoso pugnale tempestato di smeraldi (anni fa, ne fecero anche un film, “Furto al Topkapi”), un diamante grande quanto un mandarino, o il trono d'oro intarsiato di madreperla e pietre preziose. Vediamo ancora le armi ed altre reliquie di Maometto e le stanze ed i giardini dell'harem. Girovaghiamo per il gran bazar e per il mercato egiziano, in mezzo alle merci che fanno bella mostra di se ed ai tipici e forti profumi di spezie che si espandono nell'aria. Ci spostiamo con i mezzi pubblici mischiandoci fra la gente, la maggior parte della quale è sempre molto gentile e disponibile. Vediamo le mura antiche e l'acquedotto di Valente, e l'ultimo giorno facciamo la classica gita in barca sul Bosforo. I più bei palazzi d'Istanbul scorrono davanti ai nostri occhi mentre la motobarca fa rotta, passando sotto i giganteschi ponti che unisono l'Europa all'Asia, verso la fortezza Rumelia. Fatta costruire da Mehmet il conquistatore, quando questi prese d'assedio la città, essa domina il Bosforo nel punto più stretto. In prossimità della torre settentrionale, nel V secolo a.C. il re persiano Dario I, si fece erigere su di una roccia il trono. Da lì assistette alla sfilata delle sue truppe, che attraverso un ponte di barche, passavano dalla costa asiatica a quell'europea per dirigersi in Tracia a combattere gli Sciti.
 

19/7/97 Ci tuffiamo nuovamente con il camper nel caotico traffico d'Istanbul, attraversiamo il Bosforo passando sul famoso ponte, e siamo in Asia. Per l'ora di pranzo siamo a Bursa. Anche in questa città c'è una gran confusione, le sue strade, come ad Istanbul, brulicano di gente e d'automobili. Dopo un'occhiata frettolosa si riparte, superiamo Mustafakemalpasa e giungiamo a Barikesir. Chiediamo ad un ragazzo d'indicarci la strada per Pergamo e questi si offre di guidarci per un tratto. Il giovane scende ad Ivrindi una trentina di chilometri dopo, e noi proseguiamo per la via indicataci. Passiamo attraverso una zona montagnosa dall'aspetto selvaggio, la carreggiata è stretta e piena di buche e bisogna procedere con cautela. Attraversiamo un paio di poveri paesi, la gente ci guarda meravigliata ed incuriosita, evidentemente su quella strada secondaria, il passaggio di un camper non è cosa abituale. Incrociamo qualche pastore ed alcuni contadini, i quali sospendono per un attimo il loro lavoro e ci salutano agitando dei fazzoletti. Scende la sera quando entriamo nel campeggio di Pergamo. Facciamo conoscenza con Nury il proprietario, il quale senza alcun problema c'invita ad una festa di nozze che si terrà l'indomani sera nel ristorante del campeggio. Il mattino seguente visitiamo la bellissima acropoli di Pergamo, passeggiamo tra le rovine di quella che fu la più importante biblioteca del mondo antico, osserviamo ciò che resta dei palazzi reali, del tempio dedicato alla dea Atena ed a Traiano, ci sediamo sui gradini dello stupendo teatro, costruito a strapiombo sul fianco della montagna e ci godiamo un panorama eccezionale. Dalla vallata lontana, ci giunge chiara la voce del Muezzin che canta le preghiere ad Allah. Vediamo il basamento del celebre altare di Zeus, la cui ricostruzione con l'originale fregio che lo attorniava, avemmo modo d'apprezzare alcuni anni fa al museo di Berlino. Più tardi scendiamo a valle ed andiamo a visitare il santuario d'Asclepio. Di ciò che fu uno dei più importanti centri dell'antichità per la cura delle malattie, si possono ancora ammirare i propilei, la galleria settentrionale, il teatro, la piscina e vicino a quest'ultima la fonte sacra. Attraversiamo un tunnel sotterraneo che conduce ad un edificio circolare ove ci si curava con bagni d'acqua e tanto sole. Rientriamo al campeggio, e la sera ci rechiamo alla festa di matrimonio alla quale Nury ci ha invitato. Facciamo la conoscenza di sua moglie e dei tre figli, nonché di alcuni suoi amici. La cerimonia delle nozze, si tiene ai bordi della piscina subito dietro al ristorante, Nury ci spiega che un pubblico ufficiale, in questo caso si tratta di un'elegante signora, dopo aver letto le formule di rito, farà apporre ai due giovani la firma sui documenti, dichiarandoli marito e moglie, in pratica come i nostri matrimoni civili che si celebrano nei comuni. Non siamo riusciti a capire, se in Turchia, ci si sposi anche con rito religioso. La festa prosegue fra canti, danze e tanta allegria, un'esperienza davvero particolare. 21/7/97 Salutiamo Nury e la sua famiglia, e ci rimettiamo in viaggio alla volta di Troia. Durante il tragitto, facciamo una deviazione e percorrendo delle stradine secondarie, arriviamo all'acropoli di Assos. Dalle sue mura, si gode una bella vista sull'isola di Lesbo. Nel pomeriggio arriviamo a Troia. Della sacra città cantata da Omero, oggi purtroppo non rimane molto, infatti, i resti archeologici che si possono vedere, appartengono per la maggior parte ad epoche più recenti. Il solo fatto però, di poter calpestare lo stesso suolo, posando lo sguardo sugli stessi paesaggi (o quasi), che videro le gesta degli antichi eroi achei e troiani, c'emoziona moltissimo e ci rende felici. La sera entriamo nel campeggio di Truva, qui sostiamo due giorni per tirare un po' il fiato. 23/7/97 Oggi lasciamo la Turchia. A Canakkale c'imbarchiamo sul traghetto per attraversare lo stretto dei Dardanelli, giunti nuovamente sulla costa europea, risaliamo la penisola, superiamo Gallipoli ed attraversiamo un territorio coperto di boschi d'abeti. L'aria è fresca e frizzante come in montagna. Dopo qualche ora di viaggio, giungiamo alla frontiera, qui si ripetono tutte le formalità dell'andata, con timbri sui passaporti e passaggi da un funzionario all'altro. Nell'entrare in Grecia, dobbiamo transitare attraverso un passaggio obbligatorio che sembra l'ingresso di un autolavaggio. In effetti, appena lo imbocchiamo, veniamo irrorati con del liquido (disinfettante o semplice acqua?), che per spregio nei confronti della Turchia, i greci spruzzano su tutti i veicoli provenienti da quel paese, poiché i rapporti fra le due nazioni non sono per niente buoni. A pomeriggio inoltrato siamo a Kavàla e ci fermiamo per la notte.
 

24/7/97 Prendiamo la strada per la penisola Calcidica, sostiamo ad Ouranopolis che è l'ultimo paese prima del confine con la repubblica teocratica del monte Athos. 25/7/97 Il mattino presto, prendiamo un battello che ci porta a navigare lungo la costa della penisola. Riusciamo così a vedere, anche se dal mare e da una certa distanza, i famosi monasteri.
26/7/97 Oggi ci trasferiamo nella penisola più occidentale della Calcidica, vale a dire “Cassandra”. Troviamo un campeggio in posizione molto tranquilla, affacciato su di una bella spiaggia e decidiamo di fermarci un paio di giorni a goderci il bel mare color smeraldo. 28/7/97 Abbandoniamo la Calcidica e prendiamo la strada per Salonicco, superata quest'ultima, prendiamo per Vergina. In questa località, che fu capitale del regno macedone, visitiamo le rovine del palazzo reale, il quale fu residenza estiva di sovrani quali Filippo II e suo figlio Alessandro Magno. Scendiamo lungo una stradina ed entriamo nel teatro (da pochi anni riportato alla luce), dove Filippo II di Macedonia fu assassinato, mentre vi si svolgevano i festeggiamenti delle nozze di sua figlia Cleopatra ed il re dell'Epiro Alessandro. Proseguiamo la passeggiata, ed arriviamo alla prima delle tombe macedoni scoperte nella zona.Si tratta di una costruzione che ricalca le forme del tempio greco, al suo interno si trovano un letto funebre, ed un trono di marmo. All'ingresso del paese, sotto un enorme tumulo, alto tredici metri e con un diametro di ben centodieci metri, si trovano tre tombe importantissime. Una appartiene ad un principe, probabilmente Alessandro IV figlio d'Alessandro Magno, l'altra ad una donna, e la terza, senz'ombra di dubbio la più importante, al re Filippo II. Quest'ultima è composta di due stanze, la facciata ha la forma del tempio greco e sul frontone reca un affresco con scene di caccia dove si riconoscono sia il re Filippo sia il figlio Alessandro. Nelle due camere sono stati ritrovati dei suppellettili, le armi del re e due sarcofagi. All'interno di questi, c'erano due casse fatte in oro, sul coperchio d'ognuna, v'era inciso il simbolo del sole macedone. Una conteneva le ossa di Filippo, l'altra invece, quelle di una delle sue donne, probabilmente uccisa immediatamente dopo l'assassinio del re. 31/7/97 Scendiamo lungo la costa in direzione di Patrasso, dove c'imbarcheremo alla volta dell'Italia concludendo così questo nostro viaggio. Prima però, abbiamo ancora il tempo per un paio di giorni di mare, quindi all'altezza di Corinto, deviamo verso la penisola di Loutraki, superiamo Perahòra ed arriviamo su quello che sembra un lago circondato da monti, ma che in realtà è un mare, unito al golfo di Corinto da uno strettissimo canale. Il mattino seguente andiamo sulla punta di questa piccola penisola, parcheggiamo il camper ed a piedi raggiungiamo l'estremità del promontorio. Sotto di noi, lambite dal mare, sorgono le rovine del santuario di Hera risalente al 480 a.C. qui, immersi in uno scenario bellissimo, ci rilassiamo nell'attesa della partenza, e ci ritroviamo a parlare già del prossimo viaggio, che ovviamente, dopo l'esperienza di quest'anno, non potrà che essere, per una scoperta più completa, ancora Turchia.

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